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L'amore del bandito
Carlotto mi piace, e l'Alligatore lo aspettavo da sette anni. Forse questa non è una delle sue migliori avventure.
E' meno romanzesca e molto più disillusa. Infelice, come la vita del nord-est che qui viene raccontata. I protagonisti (Alligatore, Max la Memoria, Rossini) sono meno protagonisti e più spettatori, a volte sconfitti dalla realtà. Ecco, la realtà qui entra ancora più prepotente nella storia, e siccome non ci sono alibi narrativi a sospendere l'incredulità, si ha l'impressione di leggere più un resoconto giornalistico di denuncia che una 'fiction'. Il che si inserisce nel nuovo filone narrativo di Massimo Carlotto. Non si riesce, così, a pensare che questa è 'solo' una nuova avventura dell'Alligatore, ma ci si sente a disagio e impauriti: se questo è il nostro Paese, che speranza c'è?










Più di trent'anni fa, nel 1979, la prima conferenza mondiale sui cambiamenti climatici ha avviato la discussione su come "…prevedere e prevenire potenziali cambiamenti climatici causati da attività umane che potrebbero avere un effetto negativo sul benessere dell'umanità".
Lo scarso impegno della politica nella diffusione della banda larga sul territorio e nell’alfabetizzazione informatica della popolazione e l’inarrestabile susseguirsi di iniziative legislative volte a scoraggiare l’utilizzo della Rete come veicolo di diffusione ed accesso all’informazione costituiscono indici sintomatici della ferma volontà di non consentire che la Rete giochi il ruolo che le è proprio: primo vero mezzo di comunicazione di massa ed esercizio della libertà di manifestazione del pensiero nella storia dell’umanità.
E la risposta di Carlotto è molto chiara: nessuna.
Finale, però, aperto, apertissimo, in attesa dei prossimi due capitoli.